giu 10
Al lato del tradizionale sistema pensionistico, anche in Italia sta prendendo piede la previdenza complementare, sebbene i numeri da noi parlino di uno sviluppo ancora contenuto anche se in costante crescita. I dati del primo trimestre 2008 parlano di un trend positivo di sottoscrizioni, sebbene da noi lo sviluppo dei fondi pensioni venga frenato principalmente [...]
Al lato del tradizionale sistema pensionistico, anche in Italia sta prendendo piede la previdenza complementare, sebbene i numeri da noi parlino di uno sviluppo ancora contenuto anche se in costante crescita.
I dati del primo trimestre 2008 parlano di un trend positivo di sottoscrizioni, sebbene da noi lo sviluppo dei fondi pensioni venga frenato principalmente da due fattori:
1) la copertura della previdenza sociale pubblica in Italia è ancora tutto sommato buona, anche se in futuro ci aspettano, o quasi, tempi veramente bui;
2) alcuni fondi pensione privati sono a capitale garantito, il che non li mette al riparo da fallimenti e insolvenze.
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Istituiti come strumento finalizzato all’erogazione di una seconda pensione da affiancare a quella percepita dall’INPS, l’aumento di sottoscrizioni del primo trimestre 2008 è stato tale da superare il tetto delle 800 mila adesioni, raccogliendo oltre 270 milioni di Euro, di cui 204 da parte dei lavoratori dipendenti (fonte Assogestioni).
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L’attuale normativa italiana prevede per il lavoratore dipendente la possibilità di destinare, nella loro totalità, i propri contributi pensionistici al TFR, facendoli gestire all’INPS, oppure destinarli ad un fondo pensione. Vige la regola del silenzio-assenso, per cui qualunque nuovo assunto che non comunichi entro 6 mesi dalla data dell’assunzione la propria scelta di destinazione dei contributi verso l’una o l’altra opzione, vedrà destinare il proprio TFR ai fondi pensione.
Attenzione perché il processo non è reversibile, ed una volta destinati i propri contributi a un fondo pensioni privato, non potranno riportare in azienda, ma solo eventualmente destinare il proprio TFR ad un altro fondo pensione.
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Termini legati all'articolo:
fondi pensione,
inps,
investimenti lungo termine,
pensione complementare,
pensione integrativa
giu 10
Una delle difficoltà maggiori per l’investitore meno esperto, e forse anche più influenzabile e maggiormente impulsivo, è quella di stabilire un congruo rapporto tra il rischio oggettivo dell’investimento e il suo rendimento. A fronte di una maggiore propensione al rischio esiste, in linea di massima, una possibilità di guadagno maggiore, anche se sfortunatamente non esistono [...]
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Una delle difficoltà maggiori per l’investitore meno esperto, e forse anche più influenzabile e maggiormente impulsivo, è quella di stabilire un congruo rapporto tra il rischio oggettivo dell’investimento e il suo rendimento.
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A fronte di una maggiore propensione al rischio esiste, in linea di massima, una possibilità di guadagno maggiore, anche se sfortunatamente non esistono leggi sicure che mettano al riparo dai rischi di perdita finanziaria.
I risparmiatori più prudenti che vogliono investire in prodotti a capitale garantito spesso si rivolgono semplicemente alla loro banca che li orienta verso titoli di stato, che siano a tasso fisso (BTP), variabile (CCT), o titoli zero coupon come i BOT. I rendimenti di questo tipo di investimento sono ovviamente proporzionali ai loro rischi (pressoché nulli): recentemente si attestano su un guadagno del 3-4%.
Chi invece dimostra una maggiore propensione al rischio sarà probabilmente orientato verso forme di investimento più redditizie, che richiedono però un grado maggiore di competenze specifiche per poter gestire con efficacia il proprio portfolio.
Azioni, fondi azionari, speculazioni sul mercato delle valute, hedge found (che però hanno soglie di ingresso piuttosto elevate), sono soltanto alcune opzioni per chi unisce alla propensione al rischio le conoscenze finanziarie necessarie per poter gestire con profitto questo tipo di investimento.
Quindi, ad un guadagno alto corrisponde un rischio alto, senza dubbio più remunerativo ma che richiede un grado di preparazione e dinamismo molto diverso da quello che è il tipico investitore/risparmiatore.
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Termini legati all'articolo:
azioni,
fondi azionari,
hedge found,
investimenti alti guadagni,
investimento alto rischio,
Investire in borsa,
speculazioni sul mercato delle valute
giu 09
Negli ultimi dieci anni circa si è assistito ad un progressivo cambiamento nelle abitudini degli investitori. La maggiore semplicità di accesso alle informazioni e alla tecnologia, ha fornito agli investitori un prezioso strumento per poter aumentare il controllo generale dei propri investimenti. Oggi tutti i principali broker (intermediari del mercato finanziario) sono in grado di [...]
Negli ultimi dieci anni circa si è assistito ad un progressivo cambiamento nelle abitudini degli investitori. La maggiore semplicità di accesso alle informazioni e alla tecnologia, ha fornito agli investitori un prezioso strumento per poter aumentare il controllo generale dei propri investimenti.
Oggi tutti i principali broker (intermediari del mercato finanziario) sono in grado di offrire dei servizi di trading online, dando la possibilità al piccolo investitore di agire in prima persona sulla contrattazione dei titoli.
Se in un primo momento la prassi era piazzare i propri ordini via telefono al proprio intermediario finanziario, oggi è possibile velocizzare tutto grazie ad internet, seguendo l’andamento dei mercati online e intervenendo direttamente sul portafoglio titoli. Tuttavia queste transazioni vengono ugualmente filtrate attraverso il controllo dell’intermediario finanziario che ne autorizza la compravendita con l’autorizzazione finale, allo scopo di limitare quei rischi che una transazione errata potrebbe avere, sia per l’investitore che per lo stesso intermediario o broker.
Investire online può risultare molto redditizio ed è comunque una forma più agile di intervenire sui propri investimenti, anche grazie ai costi di gestione minori che vengono applicati dai broker online rispetto ai servizi tradizionali reperibili, per esempio, presso le banche.
Certamente, a fronte degli evidenti vantaggi appena menzionati, investire online con profitto richiede un certo livello di conoscenza del mercato finanziario Forex sul quale si desidera agire, oltre ad un costante aggiornamento attraverso la lettura di quotidiani, blog o siti dedicati al mondo della finanza e, nello specifico, al trading online: uno sforzo che, tutto sommato, può venire ottimamente ripagato dalle possibilità di guadagno offerte da un sistema tanto flessibile quanto regolato.
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