Titoli dei paesi emergenti

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titoli paesi emergenti L’investitore, stanco dei rendimenti sicuri ma troppo bassi delle obbligazioni dei paesi più industrializzati del mondo, ora può dire basta, sebbene la crisi finanziaria sia globale e i mercati emergenti paiono maggiormente pronti a sfatare il trend mondiale registrando una crescita seppur contenuta.

Per tale motivo gli investitori sono attratti verosimilmente da operazioni redditizie da effettuare nei paesi in via di sviluppo con prospettive di lungo raggio temporale.
Difatti, la recessione degli ultimi anni e la crescita esponenziale delle economie dei paesi emergenti permettono di investire i propri risparmi in obbligazioni con un rendimento decisamente superiore e gratificante e di dire addio ai titoli con gli “occhi a mandorla”, a “stelle e strisce” ed europei.
Ovviamente tale discorso non può valere per gli avversi al rischio: le obbligazioni emesse dai paesi emergenti sono appetibili dal risparmiatore che ha previsioni di rialzo, fiducia nella stabilità economica ed un’ottica di investimento pluriennale.
La maggior parte di queste obbligazioni sono emesse e negoziate in dollari con l’assoggettamento consequenziale al tasso di cambio EURO/USD.

In dettaglio i paesi emittenti sono: la Repubblica di Brasile, la Colombia, la Croazia, la Polonia, la Russia, la Turchia, il Venezuela e il Messico; la quotazione avviene sul mercato EuroTLX dalle 09:00 alle 20.30; il Market Maker su EuroTLX è Bayerische Hypo-und Vereinsbank AG (succursale di Milano).

Vedi anche: America Latina: le borse riemergono



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Titoli di Stato

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titoli di stato I Titoli di stato consistono in obbligazioni emanate dallo Stato tramite il Ministero dell’Economia e delle Finanze, con l’obiettivo di sostenere economicamente la realizzazione di opere pubbliche o altre attività a favore della collettività. L’utile che si ottiene da questa tipologia di titoli è minore rispetto a quelli erogati da società private: questo per poter tutelare lo Stato da possibili danni finanziari ed economici.

Inoltre, le obbligazioni statali sono alla portata di tutti i cittadini e divengono molto utili per il risparmiatore nel momento in cui la borsa decresce e, di conseguenza, si possono collegare all’inflazione e al valore del denaro (sono indipendenti dalle variazioni del mercato azionario).

Premesso che lo Stato Italiano si sta rivelando sostanzialmente sicuro e affidabile col passare degli anni, anche nel “Belpaese” concorrono rischi correlati soprattutto al decorso di questi titoli, con l’eventualità, in questo caso, di non riuscire a liberarsi più di un’obbligazione non produttiva.
I titoli di stato possono classificarsi in 5 categorie fondamentali: BOT, CTZ, CCT, BTP, BTPi o BTPei o BTP€i.

I BOT (Buoni Ordinari del Tesoro) sono costituiti da titoli al portatore a breve scadenza (durano massimo un anno), esenti da cedole, con il provento che è fornito dallo scarto d’emissione.

I CTZ (Certificati del Tesoro Zero Coupon) sono anch’essi titoli senza cedole con termine a 18 e 24 mesi.
I CCT (Certificati di Credito del Tesoro) sono caratterizzati da validità di 7 anni con le cedole a cadenza semestrale che sono variabili in base alla produttività dei BOT a durata di 6 mesi a cui si aggiunge un rialzo.
I BTP (Buoni del Tesoro Poliennali) sono contraddistinti da cedole fisse a cadenze di sei mesi e hanno durata di medio-lungo termine che può essere di 3, 5, 10, 15 e 30 anni.
Infine i BTPi (Buoni del Tesoro Poliennali indicizzati all’Inflazione Europea) possono durare 5 o 10 anni, mettono al sicuro l’investitore da possibili aumenti dei prezzi a livello Europeo.



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Federal Reserv (FED)

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fed Nella tarda mattinata del 24 dicembre1913 il Congresso degli Stati Uniti approvò il Federal Reserve Act che , tuttora in vigore, disciplina compiti, poteri e composizione della Federal Reserve (FED), la banca centrale degli Stati Uniti d’America.

Le sue azioni, il cui valore nominale e dividendo sono fissati dalla legge rispettivamente a 100 dollari e al 6% annuo, sono possedute da banche rigorosamente americane suddivise in dodici distretti.
I natali della FED si devono all’intraprendenza di trecento persone che, entrati in possesso del capitale azionario, riuscirono a raccogliere miliardi di dollari di interessi annui e a distribuire i profitti ai suoi azionisti.

La FED acquistò il ruolo di banca centrale per volontà del Congresso che per molti anni delegò a tale sistema bancario l’emissione di moneta senza la tradizionale copertura delle riserve d’oro e di obbligazioni per il fabbisogno della finanza pubblica.
Quella che a detta di numerosi parlamentari e presidenti americani era una vera e propria truffa ebbe il suo epilogo il 4 giugno 1963 quando il presidente J. F. Kennedy ripristinò il potere esclusivo del governo di emettere moneta, con l’adeguata copertura di riserve d’argento.
Sebbene tale provvedimento non sia mai stato esplicitamente abrogato, i successivi Capi di Stato americani hanno perseverato a delegare tale funzione alla Federal Reserve.
In controtendenza sembra essere il deputato Ron Paul il quale ha dichiarato ripetutamente il suo dissenso nei confronti del sistema bancario della FED e ha avanzato più volte la sua immediata abolizione.

Quanto è stato appena descritto trova la sua massima espressione nell’aberrante signoraggio.



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