Cosa sono i prestiti personali

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Prima di firmare un contratto, qualunque esso sia, è importante conoscere tutti i suoi aspetti e capire fino in fondo a cosa andiamo in contro.
Questo vale soprattutto quando ci sono di mezzo i soldi e magari un prestito personale di diverse migliaia di euro, che magari puoi servire per particolari investimenti privati o nel proprio lavoro.


Cosa sono i prestiti personali e come tutelarsi da essi. I prestiti personali consistono in una prestazione semplice e conveniente, che adduce all’erogazione la non finalità di spesa, così da rendere più flessibile e meno invasivo il piano di acquisto di un bene o un servizio.

I prestiti personali convengono per un contratto preordinato all’ammortamento di rate fisse e costanti nel tempo, da pagare solitamente secondo scadenze mensili, accorpate a un ulteriore valore in danaro che corrisponde all’indicazione dei tassi previsti per l’estinzione del prestito.

Se gli interessi sono generalmente fissi, allo stesso modo è facile ritrovare un prestito che non abbisogna di garanzie reali come un’ipoteca, in quanto si tratta di una semplice transazione formulata sulla corrispondenza di beni di poca rilevanza economica: diversamente è possibile richiedere delle garanzie personali come una fideiussione, ciò nel caso il soggetto contraente non disponga di una busta paga fissa o che si tratti di un disoccupato o una casalinga, ancora uno studente universitario o un lavoratore precario.

Alla stipulazione di un finanziamento, in generale, è opportuno verificare l’intera metodologia del processo mediante un’analisi dettagliata del profilo del contratto, poiché è indispensabile conoscere un elemento ancor prima di avviarlo: quindi si parte dall’esame dei parametri TAN e TAEG sui cui verterà l’intero ammortamento rateale, per poter scegliere, in base alle oscillazioni di mercato, il tasso che meglio conviene alla soluzione finanziaria.

È consigliabile verificare anche tutta la lista delle spese d’istruttoria previste alla sottoscrizione, poiché non sempre il contratto è chiaro in materia e, inoltre, potrebbe contenere delle clausole che sarebbe bene non saltare.
In fine è opportuno richiedere dell’esistenza di una copertura assicurativa, e vedere i costi ad essa associati: a volte una multa per cause di insolvenza conviene più del pagamento dei premi disposti per l’efficacia del servizio!

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Aggiornamento crisi finanziaria: il rapporto della Banca Centrale Europea

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Dal rapporto di stabilità finanziaria effettuato dalla Banca Centrale Europea (BCE), emerge un lieve miglioramneto delle condizioni generali del sistema finanziario. Tuttavia vi è il pericolo di forti svalutazioni legate a rischi provenienti dall’Europa dell’Est e dal settore creditizio che, nonostante la ripresa, vive in un periodo di incertezza e disagio. A Francoforte sono state [...]


Dal rapporto di stabilità finanziaria effettuato dalla Banca Centrale Europea (BCE), emerge un lieve miglioramneto delle condizioni generali del sistema finanziario.

crisi finanziaria - bceTuttavia vi è il pericolo di forti svalutazioni legate a rischi provenienti dall’Europa dell’Est e dal settore creditizio che, nonostante la ripresa, vive in un periodo di incertezza e disagio.
A Francoforte sono state discusse le principali difficoltà, associate alla consapevolezza di un provvidenziale intervento pubblico fatto di incentivi e finanziamenti, che ha scongiurato il peggio in seguito al fallimento nel 2008 di Lehman Brothers.

Le preoccupazioni della BCE sono legate ad alcuni fattori, in particolare agli investimenti operati da alcune banche nel settore immobiliare e nei mercati dell’Est Europeo. Si teme che movimenti poco ponderati possano portare ad una nuova instabilità.
E’ proprio per questo motivo che sono state varate ulteriori svalutazioni sui prestiti societari nel corso del 2010.

Inoltre dopo l’azione intrapresa dal governo austriaco per nazionalizzare un importante istituto di credito, Group Alpe Adria, si è focalizzata l’attenzione anche sui tempi del sostengo apportato da governi e banche verso gli istituti di credito.
Occorre non tagliare troppo presto gli aiuti per permettere di raggiungere un’adeguata stabilità, ne prolungarli per un tempo eccessivo in quato tale azione aumenterebbe i dissesti nei conti pubblici statali ed ostacolerebbe il mercato della libera concorrenza.

Intanto sta prendendo forma il nuovo Consiglio europeo del rischio sistemico (Cers) che avrebbe il compito di sorvegliare e tenere sotto controllo i sistemi assicurativi e bancari dell’Unione Europea.

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Nucleare: quello italiano piace tanto ai colossi europei

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Molte sono le società straniere ad essere interessate al nucleare italiano, ma i problemi da risolvere non sono pochi. Prima di tutto c’è la sicurezza, legata sia al normale funzionamento delle centrali che allo smaltimento dei rifiuti (alcuni si degradano in 100 anni e altri in diverse centinaia); secondariamente la popolazione, che solo in minima parte accetterebbe la realizzazione di una centrale vicino casa.


Nucleare italiano e investimenti degli altri Paesi in Italia Il progetto nucleare italiano è guardato con molto interesse dalle imprese straniere.
L’Areva, francese, propone a candidati italiani i reattori Epr, già adottati dall’Electricité de France, e già scelti nell’accordo tra Enel e Edf. Ugualmente interessati al progetto italiano sono l’altra francese Electrabel, la tedesca Eon, le svizzere Egl e Alpiq, pur condividendone le perplessità.

Infatti la situazione italiana non fornisce quella chiarezza tale da poter decidere su una questione così importante.
La stessa Eni, l’unico gruppo italiano in grado di costituire una seconda, valida alternativa, per ora si astiene da ogni proposta. Ma sia essa che l’Eon sono le uniche, considerate le loro dimensioni, ad essere spronate per dissipare le incertezze.

Tra i dubbi da chiarire troviamo le regole di dettaglio, ossia:

  • le caratteristiche tecnologiche;
  • il costo per lo smantellamento ad avvenuto esaurimento della centrale;
  • la soluzione per lo smaltimento delle scorie.

E ancora non è dato sapere se con un cambio di scenario politico, lo stop al nucleare verrebbe rimborsato (compreso di oneri e interessi) a coloro che ne avevano già fatto un investimento.

Altro punto da definire riguarda l’organizzazione del mercato dell’elettricità prodotta.
La normativa italiana non ha ancora reso noto i dettagli per la creazione di consorzi tra i costruttori e i consumatori, su come ridurre i rischi di mercato e su come regolare il margine. L’Antitrust non si è pronunciata su eventuali creazioni di agevolazioni o mercati separati.

Ma il dubbio maggiore riguarda in che misura lo Stato sarebbe in grado di coprire dai rischi gravi.
Uno dei maggiori esperti italiani di energia nucleare, afferma che in Giappone il massimale previsto dalle assicurazioni per le centrali atomiche è di 1,2 miliardi: se i danni andassero oltre questa cifra, essi dovrebbero essere coperti dallo Stato.
Dal canto suo, l’Eon non si pronuncia. La sua intenzione sarebbe quella di creare una società per un progetto nucleare con altre aziende elettriche, ma non escluderebbe di puntare sul carbone, forse trovando un accordo con Edison e la svizzera Rezia per prendere parte al progetto Enel a Porto Tolle (Rovigo).
La francese Areva, avendo perso l’alleanza con la Siemens (accordatasi coi russi), si candida singolarmente a fornire la tecnologia (turbine Alstom).

L’unica seconda alternativa alla creazione di un progetto atomico, considerate le dimensioni della società, resterebbe l’Eni, ma l’esperienza dell’Agip Nucleare e la centrale di Latina del 1957, le ha fatto perdere competenza e interesse.

Per quanto riguarda l’opinione pubblica, secondo un sondaggio dell’istituto Format, gli italiani non conoscono le energie rinnovabili e hanno timore del nucleare: solo il 28% degli intervistati ritiene sicura l’energia nucleare, e un 26,3% accetterebbe l’installazione di un impianto nucleare nella propria provincia.

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