Indici di borsa

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indici borsa valori Un indice di borsa costituisce il valore di un insieme di titoli azionari e la variazione di un indice di borsa rappresenta un approssimazione nel tempo degli scostamenti dei rendimenti degli strumenti finanziari di un portafoglio.

Si classificano tre metodologie di calcolo degli indici:

  • equally weighted, in cui tutti i titoli dell’indice hanno lo stesso peso;
  • price weighted, per cui l’indice risulterà dalla somma dei prezzi dei titoli che lo compongono;
  • value weighted, per cui il peso di ogni titolo è proporzionale alla capitalizzazione di borsa.
L’ultima metodologia di calcolo è quella più utilizzata. Ne sono esempi gli americani S&P 500 e gli indici Nyse Composite, l’italiano S&P Mib, il FTSE 100 (UK), il CAC 40 (Francia), il DAX 30 (Germania) ed il Topix (Giappone).

Tra i pochi indici price weighted superstiti, i due più famosi sono il Dow Jones (USA), l’indice di borsa più antico della storia e il Nikkei 225 (Giappone). La maggioranza dei titoli viene determinata sulla base del prezzo di mercato, ma ciò permette di prendere in considerazione solo la remunerazione in conto capitale e non quella per intero e più apprezzabile che le società riservano ai loro investitori.
Il dividendo che viene staccato da un titolo non viene considerato, pertanto il prezzo nominale di quest’ultimo sarà diminuito di una somma pari al dividendo pagato. Di conseguenza, un indice calcolato in base ai prezzi di mercato subirà un calo contestuale ad ogni pagamento di dividendo.
La soluzione a questa difficoltà la si è trovata nei cosiddetti indici total return che tengono conto dello stacco e del reinvestimento dei dividendi e dei flussi di cassa dei titoli.

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America Latina: le borse riemergono

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Le Borse sudamericane chiudono alla grande l’ultimo giorno del mese di settembre. Il Bovespa a San Paolo ha registrato un rialzo del 7,6% a 49.541,27 punti.
borsa americana Come la Borsa americana anche il listino brasiliano risorge e riconquista buona parte del terreno perso nei giorni precedenti, ma non riesce a ribaltare il trend complessivo mensile che rimane estremamente negativo (-11%). A guidare la classifica dei rialzi vi sono i titoli bancari: Banco do Brasil ha guadagnato l’11%, Banco Bradesco l’8,6%, Itau il 9,8% e Unibanco il 9,9%.

Sul mercato del oro nero Petroleo Brasileiro ha terminato la giornata in rialzo del 7,2% nonostante il prezzo del petrolio fosse tornato a New York al di sopra di $100 al barile.

Sulla stessa scia, sebbene il settore siderurgico continui a scendere notevolmente, Vale ha guadagnato l’8%. Tra i titoli dei produttori d’acciaio Companhia Siderúrgica Nacional ha guadagnato il 7,3%, Gerdau il 5,5% e Usiminas il 4,1%. Il settore delle utilities registra altrettanti rialzi: Cia. Energetica de Minas Gerais ha chiuso in rialzo dell’8% e Eletropaulo Metropolitana del 13%. Per questo il settore ha meritato l’elogio da parte di Morgan Stanley: la banca d’affari ha dichiarato che i produttori brasiliani di energia elettrica hanno dei solidi bilanci e pagano degli elevati dividendi. Alla luce di questi ultimi risultati il Brasile duella con la Cina nel mercato dei Paesi emergenti e le agenzie di rating lo considerano un nuovo approdo di investimenti: il Pil cresce del 4-5% annuo, l’inflazione diminuisce e la moneta è più forte. Gli altri paesi dell’America latina però non sono da meno. L’IPC a Città del Messico ha chiuso in rialzo del 3,9% a 24,888,90 punti. América Móvil ha guadagnato il 5,1%, Banorte il 4,4%, Cemex il 3,9%, Grupo Mexico il 3,3% e Wal-Mart de Mexico il 4,5%. Tra gli altri titoli del continente sudamericano il Merval a Buenos Aires ha guadagnato il 3,4%, l’IPSA a Santiago del Cile il 4,6%, il General a Lima l’1,2% e l’IGBC a Bogotà l’1,2%. L’IBVC a Caracas, che ieri era stato l’unico indice a salvarsi dalla crisiha chiuso in ribasso dello 0,4%.
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Borsa valori di Tokyo

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borsa valori tokyo Seconda soltanto a New York per capitalizzazione e numero di società quotate, la borsa di Tokyo ricopre un ruolo importantissimo tra le borse mondiali, con quasi 2300 società quotate e oltre 5000 miliardi di dollari di capitalizzazione.

Come accade in altre borse mondiali, come Wall Street a New York o Piazza Affari a Milano, anche la borsa di Tokyo viene chiamata con il nome del luogo in cui è ubicata, in questo caso il quartiere di Kabutocho.

Nei suoi 130 anni di storia (fu istituita nel 1878), la borsa valori di Tokyo ha vissuto diversi rinnovamenti: uno dei più significativi è stato quello del 1999, quando il mercato “alle grida” è stato chiuso e sostituito interamente con le transazioni elettroniche.

L’indice della borsa valori di Tokyo è il Nikkei 225, cioè il paniere dei 225 titoli principali (le società con la maggiore capitalizzazione), che viene stabilito di anno in anno. L’indice Nikkei 225 fu calcolato per la prima volta il 7 settembre del 1950, e raggiunse il suo picco massimo il 29 dicembre del 1989, quando toccò i 38.957,44 punti. Per avere un’idea di quanto fu straordinario quel picco, basti pensare che dal 2000 non si è mai andati oltre i 18.300 punti.

Visto l’ampio numero di società che contribuiscono a calcolare l’indice, il Nikkei 225 è composto da una gran varietà di società operanti in diversi settori, da quello automobilistico (molto presente) alla distribuzione alimentare, da quello tessile agli strumenti di precisione, ma anche società farmaceutiche, chimiche, di elettronica, banche, ecc.

Con i listini ai minimi degli ultimi 20 anni, la borsa di Tokio rappresenta attualmente, secondo l’opinione di molti operatori del mercato, un’ottima opportunità di guadagno poiché il trend suggerisce una ripresa futura di questo mercato, anche in vista della futura alleanza strategica con la borsa di Singapore che permetterà di ampliare il controllo sul mercato asiatico.

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