Fondi ETF

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La sigla ETF è l’acronimo di Exchange Traded Fund che in italiano si traduce come Fondi Passivi Quotati.

Gli ETF hanno riscosso grandi consensi negli Stati Uniti ed ora hanno tutte le carte in regola per spopolare anche in Italia. Sono dei fondi aperti, quotati ed indicizzati, che reiterano con un margine di errore minimo un indice azionario o un gruppo di titoli (tecnicamente chiamato paniere) dello stesso ambito o zona geografica.

Questa tipologia di fondi ha delle caratteristiche in grado di metterli in competizione con i famigerati Fondi Comuni di Investimento.
Tra i vantaggi di questo prodotto finanziario c’è di gran lunga la duttilità che consente l’adattamento a piccoli e grandi investitori, sia per programmi d’investimento a breve scadenza sia per piani a medio-lungo termine.

Un altro vantaggio è certamente il lato economico caratterizzato da costi gestionali ridotti, in virtù anche del fatto che gli investimenti di denaro si realizzano tramite processi automatici esenti dall’utilizzo di particolari mezzi per lo screening o la selezione dei titoli.
Non esiste nessun esborso di entrata, uscita o prestazione ma una sola spesa gestionale che corrisponde ad una percentuale invariabile (tra l0 0,10 e lo 0,50%) del patrimonio gestito.

I fondi ETF sono denominati anche azioni indice poiché possono essere oggetto di compravendita anche nella medesima giornata a prezzi pubblici e trasparenti. La liquidità è assicurata dalla figura dello specialista che rappresenta il mediatore atto a riportare tutte le quotazioni regolarmente, con spread minimo e per piccole entità predefinite.

E’ consigliabile la scelta di ETF rinomati poiché la liquidità non è elevata sul resto.
Il lotto minimo trattabile è di un’azione ed è anche per questo motivo che la cifra da investire è abbordabile per chiunque.

Inoltre non è da trascurare l’opportunità che con questi fondi è possibile soffermarsi su un indice (area geografica) mediante una singola azione di compravendita evitando di acquisire tutti i titoli del comparto considerato, ottenendo la garanzia di un rendimento equivalente a quello prodotto dall’indice di riferimento.

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Investire nei fondi assicurativi

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Investire nei fondi assicurativi Le pensioni integrative presentano tra le loro peculiarità le famigerate polizze individuali di previdenza (Pip) che sono denominate in gergo tecnico Life Cycle. Queste polizze sono costituite da fondi assicurativi privati contraddistinti da un sistema specifico che permette di programmare automaticamente eventuali spostamenti della posizione del fautore tra i vari comparti, con scadenze predefinite, stabilite in relazione al
rischio e al tempo restante per il raggiungimento della pensione: il rendimento dei fondi assicurativi è correlato alla variazione della percentuale d’investimento stanziata per i comparti di maggior rischio. L’avvicinamento alla pensione comporta un provento meno congruo ma di maggior affidabilità. Per capire meglio il funzionamento dei fondi assicurativi Pip è opportuno citare di alcuni esempi. Tax Benefit New di Mediolanum garantisce tre piani d’investimento Life Cycle pertinenti a una varietà di cinque comparti. Con Progetto Pensione di Eurizon Vita i programmi individuali d’investimento sono quattro e comprendono la polizza Soluzione Dinamica secondo la quale il capitale disponibile converge in una gestione distinta nei 5 anni antecedenti la pensione. La Seconda Pensione di Caam, prevede nella sua gestione 3 programmi utili alle necessità dei soggetti a cui mancano in ordine minimo 3, 5, o 7 anni per il pensionamento: in questo tipo di fondo assicurativo la quantità di comparti d’investimento può oscillare da 3, della modalità breve, a 5 di Lifestyle Adagio. Per quanto concerne i costi e le prestazioni è opportuno specificare che l’utile finale prodotto dai fondi assicurativi non è facile da decifrare, a causa del tempo ridotto dalla promulgazione dei fondi stessi e dei piani d’investimento che predispongono vari switch (movimenti) di comparto durante tutto il tempo. Infine è importante ricordare che il soggetto che stipula una polizza deve vagliare se il costo è pareggiato dal servizio erogato, dalle opportune garanzie e dalle previsioni di un alto profitto.
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Acquistare azioni delle societa S.p.A.

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L’azione è un titolo che simboleggia una quota del patrimonio di una società.
Per poter diventare socio di una qualsiasi società per azioni è necessario possedere almeno un’azione. Secondo quanto stabilito dal codice civile esistono delle categorie di società in grado di erogare azioni e altre in cui è possibile optare per delineare il patrimonio in azioni o quote azionarie.
Utilizzando le azioni, subentra la comodità gestionale di poter effettuare scambi tra quest’ultime attraverso il mercato azionario. Le azioni si possono classificare in diverse tipologie e in ognuna di esse ciascuna azione dovrà essere uguale e garantire gli stessi diritti. Le azioni ordinarie delegano al possessore diritti patrimoniali, burocratici e di vario genere come quello di poter far parte delle assemblee (ordinaria e straordinaria), il diritto alla ripartizione dei proventi e quello di beneficiare di una percentuale di liquidazione nell’eventualità di scissione della società. Un altra tipologia di azioni sono quelle privilegiate che possono classificarsi in azioni di risparmio e di godimento. Le azioni privilegiate, inoltre, conferiscono diritti di altro genere rispetto alle ordinarie. Il valore totale delle azioni societarie si definisce con il termine capitalizzazione. Il valore d’acquisito sul mercato di una società per azioni (S.p.A.) teoricamente dovrebbe equivalere alla somma totale dei beni realizzati anche se nella vita quotidiana ciò non avviene poiché sono spesso presenti azioni di speculazione mirate alle S.p.A. Il rendimento di un’azione è strettamente legato alla variazione (crescente o decrescente) del valore della stessa azione in un determinato arco temporale al quale si sommano possibili utili pagati in ugual periodo. Considerato P1 valore di vendita dell’azione, P0 prezzo di acquisto (con P1 prezzo nell’istante 1 e P0 prezzo nell’istante 0) e D l’utile (dividendo) definitivo pagato dall’azione tra l’istante 0 e l’istante 1, il rendimento percentuale si può riassumere con la seguente formula: (P1+D)/P0. Gli investitori possono rientrare in due diverse categorie di azionisti: i cassettisti e gli speculatori. I cassettisti mirano ad ottenere solitamente diritti burocratici e amministrativi come il diritto di voto, ecco perché questa classe di investitori puntano a predire l’ammontare dei dividendi futuri. Gli speculatori, invece, puntano a concretizzare delle plusvalenze amministrando le azioni per brevi periodi di tempo e interessandosi particolarmente al prezzo dell’azione.
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