Grecia alla ricerca di nuovi capitali in America e Asia

Investire in borsa Nessun Commento »
Bond greci per tirare su le sorti della GreciaLa situazione economica in Grecia verte in condizioni di grossa crisi e il paese sta cercando la strada per uscire autonomamente da questa grave situazione.
Una delle vie percorse è stata quella di collocare sul mercato dei titoli di stato denominati in dollari, allo scopo di ricercare nuovi capitali in America e in Asia. Tali titoli di stato sono stati messi sul mercato a fine aprile e la Grecia spera di raccogliere da essi undici miliardi e mezzo di euro, che tuttavia rappresentano una piccolissima parte del debito pubblico greco che ammonta a trecento miliardi di euro nel 2010. Il paese comunque, come sostiene Petros Christodoulou, direttore dell’Ufficio per il Debito Pubblico Greco, Atene è sempre stata in grado di vendere bene i propri bond nonostante le forti preoccupazioni generate dai suoi conti pubblici abbastanza disastrati. Lo stesso Christodoulou sottolinea che per far fronte ai bond piazzati fino a questo momento, e che ora sono in scadenza, servono altri 32,5 miliardi di euro che si spera di poter raccogliere riducendo lo spread con i bond tedeschi attualmente a 335 punti, per arrivare a 250 punti prima della fine dell’estate e a meno di 200 punti entro la fine dell’anno.
In ogni caso gli indici di borsa sottolineano che i compratori di questi bond greci hanno già deciso di vendere in quanto il tasso di interesse è salito dal 6,37% iniziale ad un attuale 6%.

Attualmente il problema più grave per l’economia greca risiede nel rapporto tra debito pubblico e PIL che diminuisce nel momento in cui l’economia cresce più del debito e si prevede che la situazione non sia sulla strada di un cambiamento in quanto la crescita del PIL sembra orientarsi a meno del 2%.

Recentemente la Grecia ha piazzato sul mercato circa 5 miliardi di euro in bond settennali per i quali la domanda, attestata intorno ai 7 miliardi di euro, ha nuovamente superato l’offerta. Tra l’altro l’affidabilità e la solidità delle banche greche è decisamente peggiorata nell’ultimo periodo tanto da portare l’agenzia Moody’s ad effettuare un taglio del rating delle cinque più importanti tra queste banche: la National Bank of Greece, la Efg Eurobank Ergasias; la Alpha Bank, la e la Emporild Bank of Greece).
Questo non è senza dubbio un segnale positivo nella prospettiva di raccolta dei fondi per far fronte al pagamento dei bond. La politica economica del governo greco poi non riesce a creare un clima di fiducia in quanto, nonostante il grave debito pubblico del paese, si stanno stanziando dei fondi per rilanciare le attività economiche a rischio occupazionale, cosa che un paese con una simile crisi alla base non potrebbe di certo permettersi.

La Banca Centrale Europea, nella persona del suo presidente Jean-Claude Trichet, esprime tuttavia un cauto ottimismo sulla capacità della Grecia di ripristinare una situazione di equilibrio nei propri conti pubblici.
Condividi questo articolo su:
  • Digg
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • Diggita
  • FriendFeed
  • LinkedIn
  • Segnalo
  • StumbleUpon
  • Technorati
  • Twitter
  • Upnews
  • Wikio IT
  • Yahoo! Buzz



Termini legati all'articolo: , , ,

Gli investitori ritorneranno in Borsa solo diversificando gli investimenti

Investire in borsa Nessun Commento »
Investimenti diversifica per la Borsa italianaPer consentire all’investitore la possibilità di ritornare ad avere fiducia nel futuro permettendogli di rimettere azioni nel portafoglio o incrementare le posizioni già esistenti, la parola d’ordine è: diversificazione; diversificazione in termini di momento di ingresso, di numero di titoli, e di Paese.

Il primo punto si può esemplificare citando dei dati: l’indice Ftse All Share ha perso in media il 70% del suo valore, partendo dal picco del maggio 2007 al minimo del marzo 2009. Ma, in considerazione dei minimi di marzo, il rialzo che l’indice dovrebbe subire per tornare al picco di partenza non è del 70% bensì di circa 230%. Infatti, se le Borse continuano a salire seguendo la ripresa economica di marzo, lo spazio a disposizione per ritornare al punto iniziale è almeno del 200%. Fin qui se si considera l’indice in maniera complessiva, visto che potrebbero esserci dei titoli particolarmente reattivi portati a registrare risultati più elevati.
Alla luce di ciò, è quindi meglio investire ogni qual volta il mercato dia dei segnali positivi.
Riguardo l’indice Ftse All Share ad esempio, ciò potrebbe verificarsi quando i prezzi superano uno dei ritrovamenti di Fibonacci riguardanti il ribasso dall’apice del 2007, ossia le resistenze circa a 21.000, 25.500 e 32.500, o quando le quotazioni saliranno sopra una media mobile importante come le 50, le 100 e le 200 settimane, rispettivamente a 21.000, 28.000 e 33.000 punti.

Il secondo punto (diversificazione di numero dei titoli) si spiega in base a quanto segue: se l’investimento ha l’obiettivo di battere o replicare l’andamento dell’indice, non si può puntare tutto rischiando su di un singolo titolo, ma l’ideale è scegliere tra 5 e 10 strumenti, tra quelli con beta più alto (ad esempio scegliendo tra i panieri Ftse Mib e Ftse Mid Cap, Unicredit, Intesa SanPaolo, Gemina, Fiat, Mediobanca, Italmobiliare, Saipem e Cir) se si vuole avere un portafoglio più aggressivo, o quelli con beta più basso (Eni, buzzi Unicem, Recordati, Edison, Geox, Telecom Italia, Fondiaria Sai e Tod’s) per un portafoglio più “conservativo”.

L’unica pecca di un portafoglio così costruito è quella di mancare di diversificazione del settore. Riguardo il terzo punto, il mercato italiano è, infatti, molto competitivo in taluni comparti come le banche, l’energia, la pubblica utilità, ma cala in altri come la tecnologia, la grande distribuzione, la chimica e la farmacia, settori che potrebbero reagire positivamente in caso di ripresa economica. E proprio la scelta di titoli appartenenti a questa categoria, come Alcatel, Siemens, Bayer, Basf, E.On, Sap, Unilever o Danone potrebbero configurare una strategia vincente di investimento futuro.
Condividi questo articolo su:
  • Digg
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • Diggita
  • FriendFeed
  • LinkedIn
  • Segnalo
  • StumbleUpon
  • Technorati
  • Twitter
  • Upnews
  • Wikio IT
  • Yahoo! Buzz



Termini legati all'articolo: , , , , ,

Covered Warrant

Investire in borsa Nessun Commento »
I covered warrant sono degli strumenti finanziari che permettono di vendere o acquistare un’attività finanziaria ad un prezzo prestabilito contro il pagamento di un premio. Per attività finanziaria sottostante si intendono le azioni italiane o estere, quotate in Borsa in Italia o in un altro stato, i titoli di stato negoziati sui mercati regolamentati ad elevata liquidità, i tassi di interesse ufficiali o generalmente utilizzati sul mercato dei capitali, le valute, gli indici o panieri di indici e caratterizzati da trasparenza nei metodi di calcolo e diffusione. Quando si vende una tra le suddette attività finanziarie si parla di “Put Covered Warrant”, mentre quando si acquista si parla di “Call Covered Warrant”.
investimenti covered warrant Il prezzo prestabilito a cui si vende o si acquista un’attività è chiamato, in gergo finanziario, strike price, ed è stabilito dall’emittente del contratto e rappresenta il prezzo al quale si può acquistare o vendere un’attività entro una precisa scadenza e secondo specifiche modalità.
Entro la data di scadenza prestabilita, l’investitore, grazie al covered warrant, incassa un controvalore pari alla differenza, se positiva, tra il prezzo di mercato dell’attività sottostante e lo strike price. Se la differenza è negativa, l’investitore può vendere il covered warrant in Borsa come un normale titolo azionario e così monetizzarne il valore. La prima emissione di un covered warrant è stata effettuata dalla Citibank nel 1992 sul cambio Dollaro/Lira ed era indirizzata agli investitori istituzionali. Solo a partire dal 1998 i covered warrant sono stati ammessi alla quotazione della Borsa Italiana dei cambi. Da allora hanno registrato un trend sempre in crescita tanto che il mercato italiano dei covered warrant si classifica al terzo posto a livello europeo. Attualmente sul mercato italiano sono presenti 19 emittenti che quotano più di 6.000 strumenti e gli scambi superano quota 31 miliardi di euro. Il prezzo dei covered warrant è determinato da alcune variabili principali: il prezzo attuale dell’attività finanziaria che si deve vender o acquistare, la volatilità, lo strike price iniziale, la vita residua dell’attività finanziaria in vendita, i dividendi attesi e il tesso di interesse.
Condividi questo articolo su:
  • Digg
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • Diggita
  • FriendFeed
  • LinkedIn
  • Segnalo
  • StumbleUpon
  • Technorati
  • Twitter
  • Upnews
  • Wikio IT
  • Yahoo! Buzz



Termini legati all'articolo: , , ,

© Investimentionline.net 2008/2009. Tutti i loghi ed i marchi presenti sul blog appartengono ai rispettivi proprietari.
Entries RSS Comments RSS Collegati