Dic 03
La crisi finanziaria sembra(!) avere i “mesi contati” vista la determinazione politica e monetaria dell’Europa tutta.
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In particolare, la Banca Centrale Europea ha previsto nuovi interventi per immettere liquidità nel circuito bancario, tra cui un’azione coordinata con le Banche centrali di Inghilterra e Svizzera e con la collaborazione della Federal Reserve. |
Si tratterà di sbloccare il mercato favorendo il rifinanziamento in dollari, al tasso fisso e con un ammontare illimitato.
Questo lieto annuncio è stato accompagnato da una discreta prestazione dei tassi di interesse che hanno registrato un lieve ribasso: quello a una settimana è sceso dal 4,62% al 4,36%, quello a tre settimane dal 4,88% al 4,77% e poi quello a tre mesi dal 5,38 al 5,31%; il Libor dal 5,36% al 5,29%.
A provocare queste diminuzioni è stata certamente la decisione degli Stati di assicurare i prestiti interbancari e le ricapitalizzazioni degli istituti di credito.
Inoltre, la Banca centrale ha promesso di ridimensionare i criteri che usualmente utilizza per scegliere le obbligazioni durante le aste di rifinanziamento, poiché nell’ultimo periodo sono in atto numerose operazioni pronti contro termine.
Se sul piano finanziario la situazione interbancaria sembra risollevarsi, su quello dell’economia reale le patologie sembrano aggravarsi e per ulteriori riduzioni del costo del denaro, secondo l’analista finanziario di Citigroup Jurgen Michels, si dovranno attendere i prossimi mesi.
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investire negli euriborScritto da admin
Nov 04
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Con la delicata situazione dei mercati monetari, a cui va aggiunto il cospicuo aumento dei tassi a breve termine, i riflettori riguardanti la produttività ed il rischio economico sono puntati sulla famigerata classe liquidità con conseguente differenziazione nei vari portafogli. |
La situazione di empasse a livello economico, insieme al calo dell’inflazione e all’assenza della necessaria propensione al rischio, hanno sancito il sostanziale decremento dei tassi di governo statunitensi con riflessioni di minor rilievo anche in Europa.
Ecco dunque che la mancata propensione a rischiare crea elevati dislivelli tra i tassi di governo e quelli corporate. Inoltre, l’incremento generale degli spread ha assunto maggior consistenza per titoli come High Yield ed Investment Grade che risultano evidentemente penalizzati risultando fortemente a rischio e relativamente produttivi. In ribasso anche le quotazioni dei fondamentali economici circoscritti ai mercati emergenti.
La recente fase discendente dell’Euro è destinata ad attenuarsi e ha costituito la prima fase di revisione all’opera di consolidamento della moneta che ha avuto inizio nel 2002.
Per quanto riguarda l’aumento del dollaro le cause sono da ricercarsi soprattutto nella diminuzione del prezzo del petrolio e alla sorprendente ascesa economica delle aree geografiche contraddistinte dall’euro. Permane comunque il fatto che lo stesso euro risulta sovrastimato e nell’immediato futuro sono previste variazioni di valore a vantaggio della moneta americana nel differenziale tra i tassi statunitensi e i corrispettivi tassi euro.
Quel che sembra certo e preventivabile è che le gravi ripercussioni sui vari mercati, dovute alla crisi economica e all’attuale blocco finanziario, sono destinate a proseguire inesorabilmente.
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inflazione e crisi finanziariaScritto da admin
Nov 04
La crisi economica statunitense rappresenta l’epicentro di tutte le evoluzioni finanziarie attuali.
Il Congresso USA ha delineato un programma di salvataggio, in attesa di approvazione, che simboleggia un passo in avanti molto importante.
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I punti interrogativi legati a tale situazione permangono comunque.
Sopperire con proventi pubblici è un grandissimo rischio e graverebbe sul debito pubblico e poi ci sarebbe da valutare nei vari aspetti l’evolversi degli effetti negativi sortiti dalla crisi sull’intera economia mondiale. |
Da sottolineare il ruolo positivo che ha rivestito recentemente il ribasso dell’inflazione dovuto soprattutto alla diminuzione del prezzo di elementi primari e del petrolio.
A trarne vantaggio da questa situazione è principalmente il legame diretto esistente tra i titoli e le obbligazioni pubbliche.
Secondo le rilevazioni generali, sembra tendenzialmente che gli Stati Uniti si stiano difendendo egregiamente dalla crisi (il livello esponenziale di crescita economica permane) anche se incombe l’eventuale rischio della recessione.
Negli ultimi mesi i mercati europei e asiatici sono in calo e il contemporaneo ribasso del costo del petrolio frena in un certo senso anche i mercati emergenti.
In generale, la crisi economica più la fase a rilento dei vari mercati finanziari e l’inflazione in ribasso possono decretare una diminuzione dei tassi erogati dagli istituti bancari. Questa eventualità avrebbe poco risalto negli USA poiché i tassi hanno già un livello abbastanza basso, ma non passerebbe inosservata in Europa dove i tassi in media si aggirano intorno al 4,25%.
Perché ciò incida in maniera efficace sul sistema economico, è di fondamentale importanza che BCE e Fed riprendano le redini sulla vigilanza dei tassi bancari, ufficiosamente più alti di quanto stabilito.
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