Strumenti di tortura: le aziende europee riescono ancora a commercializzarli

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Aziende Europee producono e commercializzano ancora strumenti di torturaÈ possibile che nel 2010 alcune aziende europee siano coinvolte nella produzione e nel commercio di strumenti utilizzati per la tortura? Purtroppo sì, come è stato provato da un recente rapporto stilato da Amnesty International e da Omega Research Foundation.

Il rapporto, intitolato “Dalle parole ai fatti” sottolineerebbe che questi strumenti di tortura includono bracciali per provocare scariche elettriche a 50.000 volt, serrapollici di metallo, congegni per immobilizzare i detenuti contro le pareti delle loro celle.
Dal rapporto emerge che queste attività di produzione e commercializzazione internazionale andate avanti in maniera indisturbata per anni, aggirando misteriosamente i numerosi controlli che dal 2006 sono stati portati avanti proprio per impedire che si verificassero simili accadimenti.
Quello che Amnesty ha voluto sottolineare tramite questo rapporto è la sua ferma volontà di far entrare questo argomento all’ordine del giorno di un’assemblea parlamentare europea, proprio per cercare di intervenire in modo concreto su quelle che sono le mancanze legislative sull’argomento. E dopo questo rapporto, dovrà essere compito del Sottocomitato sui diritti umani della Commissione Europea muoversi verso la soluzione del problema.

Il fatto che l’Unione Europea abbia imposto dei controlli nel 2006 sul commercio di strumenti di tortura è senz’altro una presa di posizione significativa che però non sembra aver risolto il problema alla radice; pertanto è necessario rafforzare la legge in modo che i paesi che ancora contravvengono alle direttive europee sull’argomento, non possano più trovare degli escamotage legali che li facciano agire indisturbati.

Dal rapporto emerge che tra i paesi europei che autorizzano l’esportazione di strumenti atti alla tortura compaiono senza dubbio Germania e Repubblica Ceca. E Amnesty ha raccolto le prove che i nove paesi che hanno acquistato questi strumenti da Germania e Repubblica Ceca li hanno realmente usati in operazioni di tortura

Brian Wood, direttore per Amnesty International del dipartimento che si occupa di affari militari e di polizia, esprime tutti i suoi dubbi che siano molti di più i paesi europei che concretamente ignorano o aggirano le direttive europee sull’argomento.
Concretamente, dal rapporto si evince che:
  1. negli ultimi 4 anni Germania e Repubblica Ceca hanno esportato mezzi di tortura come pistole elettriche, spray chimici, ceppi ecc;
  2. alcune aziende italiane e spagnole hanno venduto braccialetti che danno scosse elettriche (un escamotage considerato che la legge fa riferimento solo all’impossibilità di vendere cinture elettriche);
  3. l’Unione Europea obbliga i propri stati membri a rendere pubbliche le autorizzazioni sulle esportazioni ma solo sette paesi su ventisette l’hanno fatto;
  4. molti stati dell’Unione sono ancora quasi del tutto all’oscuro riguardo le attività che si svolgono nelle aziende sul territorio nazionale proprio perché i controlli non sono ben regolamentati.
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Mercato immobiliare: le vendite dovrebbero migliorare da fine 2010

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La crisi immobiliare dovrebbe incominciare a calare verso la fine del 2010Nel nostro paese ci si interroga ancora su quale sarà il futuro del mercato immobiliare.
Le previsioni d’inizio anno dicevano che, come per Gran Bretagna, Spagna e Stati Uniti, anche l’Italia avrebbe subìto un drastico crollo dei prezzi delle abitazioni.

Nei paesi citati, infatti, c’è stato un abbattimento delle quotazioni piuttosto consistente ma, al momento, nel nostro paese sembra stabilizzarsi sia per quel che riguarda il livello di vendite che per quel che riguarda le quotazioni delle case.

Ovviamente queste osservazioni provengono dagli esperti del settore come, per esempio, Fabiana Megliola della Tecnocasa la quale ha previsto che per il corrente anno le vendite di case dovrebbero attestarsi intorno alle seicentomila unità e che il calo dei prezzi rispetto all’anno precedente dovrebbe non superare cifre che vanno dall’1 al 3%.
Queste previsioni ovviamente sono semplicemente basate sull’andamento generale del mercato nell’ultimo semestre del 2009, durante il quale il ribasso dei prezzi è andato via via diminuendo fino ad arrestarsi quasi completamente negli ultimi mesi dell’anno.

Da questo andamento è scaturito l’ottimismo con il quale gli esperti del settore guardano al mercato immobiliare per il 2010 che avrà probabilmente un lieve aumento del fatturato con quotazioni in discesa, ma solo nei primi mesi.
Come sostiene Alessandro Ghisolfi, direttore di Ubh, sarà possibile vedere e godere degli effetti di una vera e propria ripresa del settore solo nel giugno del 2010 quando le fluttuazioni del mercato si saranno stabilizzate.
Perché ciò avvenga, comunque, è necessario che i proprietari di immobili che intendano vendere, accettino il fatto che i prezzi si siano stabilizzati su cifre lievemente inferiori rispetto agli anni precedenti.

Ovviamente queste previsioni ottimistiche per il mercato immobiliare italiano nell’anno 2010 sono strettamente connesse alla situazione economica generale del paese, e quindi al livello occupazionale e all’andamento dell’inflazione.

Sicuramente un dato favorevole per il mercato viene dal rientro dei capitali depositati all’estero dovuto allo scudo fiscale. Le previsioni fanno pensare infatti che buona parte di questi capitali verranno investiti proprio nel mercato immobiliare.

Un clima di ottimismo si respira anche tra gli agenti immobiliari italiani, come viene fuori da alcune interviste rivolte a circa 900 di loro da parte di Tecnoborsa-Bankitalia. Solo il 12% di loro infatti si è dichiarato pessimista rispetto ad un miglioramento del mercato, mentre il 66% di loro è decisamente più ottimista.
Un altro indicatore abbastanza oggettivo dell’andamento del mercato immobiliare può essere considerato il tempo impiegato nell’ultimare la vendita di un immobile da parte di un’agenzia del settore. E sia per Tecnocasa che per Toscano si è registrata una lieve velocizzazione nella vendita degli immobili, segno da interpretare positivamente rispetto alla ripresa definitiva del settore.
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Gruppo Autogrill in Canada: salgono a 24 i punti vendita da gestire

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Aumentano gli investimenti Il gruppo Autogrill, di proprietà (come per Autostrade S.p.a.) della famosa famiglia di industriali italiani Benetton, ha recentemente ottenuto un contratto plurimiliardario da parte del Canada.
Il grande paese Nord Americano ha infatti offerto alla società italiana, specializzata nella ristorazione sulle autostrade, di gestire 24 punti ristoro sulla lunga linea autostradale che va dal Michigan fino al Québec, coprendo più di mille chilometri di percorso.
Autogrill già in passato gestiva 17 dei suddetti punti ristoro e con questo nuovo contratto ha ottenuto, oltre al rinnovo della precedente concessione, l’integrazione di altre 7 nuove piazzole.

L’intera operazione varrà per Autogrill 6,5 miliardi di euro da suddividere però in cinquant’anni, periodo di durata della concessione. Quindi la precedente somma si traduce nella ragguardevole cifra di 70 milioni di euro l’anno. Comunque, trattandosi in grossa parte di un rinnovo di contratto già esistente, il bilancio della società Autogrill non subirà grosse impennate. I nuovi ricavi infatti si attesteranno intorno allo 0,4% del totale del volume d’affari dell’azienda.

In seguito a questa operazione le azioni di Autogrill hanno avuto un rialzo dello 0,81%, che è tanto se si considera l’andamento piuttosto negativo delle borse europee nell’ultimo periodo. Ciò che rende questo contratto tra il paese nord americano e la società italiana molto forte è l’accordo raggiunto con il ministero dei trasporti dell’Ontario che ha generato una partnership pubblico-privata in cui la parte pubblica ha il ruolo e la volontà di arricchire il paese di infrastrutture utili alla popolazione.

Il contratto sarà completamente operativo a partire dal 2013 anche se 7 delle 24 piazzole saranno operative già a partire da quest’anno. Poi via via si procederà all’ammodernamento delle piazzole già gestite da Autogrill in Canada e le previsioni fanno pensare che i lavori saranno completati nel 2018.

Questo contratto quindi è un ulteriore punto di forza per la società italiana leader della ristorazione sulle autostrade che ha avuto un buon bilancio anche nel 2009, nonostante la generale recessione registrata dal settore del turismo e dei trasporti in generale.
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