Il punto sulla crisi finanziaria (2di2)

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andamento crisi finanziaria Con la delicata situazione dei mercati monetari, a cui va aggiunto il cospicuo aumento dei tassi a breve termine, i riflettori riguardanti la produttività ed il rischio economico sono puntati sulla famigerata classe liquidità con conseguente differenziazione nei vari portafogli.

La situazione di empasse a livello economico, insieme al calo dell’inflazione e all’assenza della necessaria propensione al rischio, hanno sancito il sostanziale decremento dei tassi di governo statunitensi con riflessioni di minor rilievo anche in Europa.

Ecco dunque che la mancata propensione a rischiare crea elevati dislivelli tra i tassi di governo e quelli corporate. Inoltre, l’incremento generale degli spread ha assunto maggior consistenza per titoli come High Yield ed Investment Grade che risultano evidentemente penalizzati risultando fortemente a rischio e relativamente produttivi. In ribasso anche le quotazioni dei fondamentali economici circoscritti ai mercati emergenti.

La recente fase discendente dell’Euro è destinata ad attenuarsi e ha costituito la prima fase di revisione all’opera di consolidamento della moneta che ha avuto inizio nel 2002.

Per quanto riguarda l’aumento del dollaro le cause sono da ricercarsi soprattutto nella diminuzione del prezzo del petrolio e alla sorprendente ascesa economica delle aree geografiche contraddistinte dall’euro. Permane comunque il fatto che lo stesso euro risulta sovrastimato e nell’immediato futuro sono previste variazioni di valore a vantaggio della moneta americana nel differenziale tra i tassi statunitensi e i corrispettivi tassi euro.

Quel che sembra certo e preventivabile è che le gravi ripercussioni sui vari mercati, dovute alla crisi economica e all’attuale blocco finanziario, sono destinate a proseguire inesorabilmente.



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Il punto sulla crisi finanziaria (1di2)

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La crisi economica statunitense rappresenta l’epicentro di tutte le evoluzioni finanziarie attuali.

Il Congresso USA ha delineato un programma di salvataggio, in attesa di approvazione, che simboleggia un passo in avanti molto importante.

news crisi finanziaria I punti interrogativi legati a tale situazione permangono comunque.
Sopperire con proventi pubblici è un grandissimo rischio e graverebbe sul debito pubblico e poi ci sarebbe da valutare nei vari aspetti l’evolversi degli effetti negativi sortiti dalla crisi sull’intera economia mondiale.

Da sottolineare il ruolo positivo che ha rivestito recentemente il ribasso dell’inflazione dovuto soprattutto alla diminuzione del prezzo di elementi primari e del petrolio.

A trarne vantaggio da questa situazione è principalmente il legame diretto esistente tra i titoli e le obbligazioni pubbliche.
Secondo le rilevazioni generali, sembra tendenzialmente che gli Stati Uniti si stiano difendendo egregiamente dalla crisi (il livello esponenziale di crescita economica permane) anche se incombe l’eventuale rischio della recessione.
Negli ultimi mesi i mercati europei e asiatici sono in calo e il contemporaneo ribasso del costo del petrolio frena in un certo senso anche i mercati emergenti.
In generale, la crisi economica più la fase a rilento dei vari mercati finanziari e l’inflazione in ribasso possono decretare una diminuzione dei tassi erogati dagli istituti bancari. Questa eventualità avrebbe poco risalto negli USA poiché i tassi hanno già un livello abbastanza basso, ma non passerebbe inosservata in Europa dove i tassi in media si aggirano intorno al 4,25%.
Perché ciò incida in maniera efficace sul sistema economico, è di fondamentale importanza che BCE e Fed riprendano le redini sulla vigilanza dei tassi bancari, ufficiosamente più alti di quanto stabilito.



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Crisi finanziaria e fondi pensione

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crisi finanziaria I fondi pensione che battono bandiera italiana non verranno intaccati dalla crisi internazionale a detta del Ministro Sacconi. Infatti, la panoramica nazionale di questi strumenti finanziari pare essere tranquilla dato che anche gli investitori più rischiosi, che hanno impiegato parti limitate dei loro capitali, subiranno solo temporanei rendimenti al ribasso.

Oltre a ciò, rassicura il fatto che questi investimenti risultano altamente diversificati, ovvero composti da titoli appartenenti a più settori di mercato. Un esempio è il Cometa, il più remunerativo dei fondi pensione d’Italia, che ha dichiarato di avere un rischio pari solo allo 0,1% rispetto ai titoli Lehman Brothers.

Per l’investitore ora si aprono due possibili scenari.
Potrebbe decidere di vendere lo strumento che detiene un portafoglio, con il rischio quasi certo di dover sostenere una perdita così notevole da dover attendere anni prima di poterla recuperare.

Oppure per chi sceglie di mantenere il proprio investimento si prospetteranno dei rendimenti negativi nel breve periodo per poi registrare tendenze positive nel lungo termine.
Due suggerimenti utili sono:

- costruire un “asset allocation” ovvero acquistare un portafoglio coerente con le proprie caratteristiche (avversità al rischio, età e anni mancanti alla pensione) ed orientato al risultato positivo di lungo periodo;

- optare per un piano di accumulo, cioè pagare una somma mensile di adesione ad un fondo per un determinato periodo di tempo consentendo di acquistare quando i prezzi sono bassi e di vendere quando sono più alti.
Infine, la paura di perdere i propri risparmi nel caso di fallimento della banca affidataria non ha ragione d’esistere: infatti, il capitale rimane presso l’istituto depositario, pronto per essere restituito al valore di mercato se il fondo dovesse essere liquidato.



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