nov 25
In un periodo in cui l’Unione Europea è messa a dura prova dal collasso di alcuni Stati membri si fa sempre più incalzante il rischio speculazione. Gli speculatori, infatti, si muovono sempre in branco puntando al ribasso ed agendo sugli anelli della catena più deboli. In quest’ottica le paure dei politici sono più che fondate, [...]
In un periodo in cui l’Unione Europea è messa a dura prova dal collasso di alcuni Stati membri si fa sempre più incalzante il rischio speculazione. Gli speculatori, infatti, si muovono sempre in branco puntando al ribasso ed agendo sugli anelli della catena più deboli.
In quest’ottica le paure dei politici sono più che fondate, gli attacchi speculativi lasciano sul campo piccole e grandi imprese, sia sane che con problemi di insolvenze. L’analisi viene poi peggiorata dagli aiuti statali che ridimensionano erroneamente la portata del problema.
Un esempio pratico di speculazione è stato quello di Lehman Brothers, una nota holding di servizi finanziari naufragata in bancarotta nel 2008. La società, in realtà, è stata aggredita molto tempo prima dell’effettivo fallimento e tenuta in piedi solo da una serie di trucchi contabili (repo 105) che registravano le vendite a termine come vendite finali già effettuate.
A tal proposito consiglio di leggere l’esaustiva relazione di Anton Valukas, un analista incaricato dal tribunale fallimentare per far luce sull’intera questione: report dei processi fallimentari di Lehman Brothers Holdings Inc.
Un altro caso più recente è quello della Grecia ancora in piena recessione e “sotto i ferri” dell’UE per arginare un’ingente ondata speculativa. La stessa sorte la sta subendo l’Irlanda che ha promosso un piano di austerità per riportare il Pil al 3% entro il 2014.
Il problema di fondo non è tanto nell’azione degli speculatori, ma piuttosto gli interventi preventivi che devono essere svolti con efficacia e per tempo. Gli interventi di riequilibrio non devono essere adottati solo nei confronti dei Paesi con il più grave dissesto finanziario, ma anche negli Stati che godono di una situazione leggermente più stabile ma comunque precaria. In tal senso va citata l’Italia che dopo il Portogallo e la Spagna (prossimi candidati alla tempesta finanziaria) sarà probabilmente il prossimo Paese ad essere sotto i riflettori degli speculatori. Ovviamente si spera che le previsioni siano soltanto il frutto di una teoria eccessivamente pessimistica, ma state pur certi che qui il pessimismo non c’entra proprio nulla.
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ago 31
La brutta situazione economica greca durerà ancora molto tempo, ma in una situazione del genere non si può fare altro che cercare di riprendersi e il prima possibile, magari anche con l’aiuto di bond greci.
La situazione economica in Grecia verte in condizioni di grossa crisi e il paese sta cercando la strada per uscire autonomamente da questa grave situazione.
Una delle vie percorse è stata quella di collocare sul mercato dei titoli di stato denominati in dollari, allo scopo di ricercare nuovi capitali in America e in Asia. Tali titoli di stato sono stati messi sul mercato a fine aprile e la Grecia spera di raccogliere da essi undici miliardi e mezzo di euro, che tuttavia rappresentano una piccolissima parte del debito pubblico greco che ammonta a trecento miliardi di euro nel 2010.
Il paese comunque, come sostiene Petros Christodoulou, direttore dell’Ufficio per il Debito Pubblico Greco, Atene è sempre stata in grado di vendere bene i propri bond nonostante le forti preoccupazioni generate dai suoi conti pubblici abbastanza disastrati. Lo stesso Christodoulou sottolinea che per far fronte ai bond piazzati fino a questo momento, e che ora sono in scadenza, servono altri 32,5 miliardi di euro che si spera di poter raccogliere riducendo lo spread con i bond tedeschi attualmente a 335 punti, per arrivare a 250 punti prima della fine dell’estate e a meno di 200 punti entro la fine dell’anno.
In ogni caso gli indici di borsa sottolineano che i compratori di questi bond greci hanno già deciso di vendere in quanto il tasso di interesse è salito dal 6,37% iniziale ad un attuale 6%.
Attualmente il problema più grave per l’economia greca risiede nel rapporto tra debito pubblico e PIL che diminuisce nel momento in cui l’economia cresce più del debito e si prevede che la situazione non sia sulla strada di un cambiamento in quanto la crescita del PIL sembra orientarsi a meno del 2%.
Recentemente la Grecia ha piazzato sul mercato circa 5 miliardi di euro in bond settennali per i quali la domanda, attestata intorno ai 7 miliardi di euro, ha nuovamente superato l’offerta. Tra l’altro l’affidabilità e la solidità delle banche greche è decisamente peggiorata nell’ultimo periodo tanto da portare l’agenzia Moody’s ad effettuare un taglio del rating delle cinque più importanti tra queste banche: la National Bank of Greece, la Efg Eurobank Ergasias; la Alpha Bank, la e la Emporild Bank of Greece).
Questo non è senza dubbio un segnale positivo nella prospettiva di raccolta dei fondi per far fronte al pagamento dei bond. La politica economica del governo greco poi non riesce a creare un clima di fiducia in quanto, nonostante il grave debito pubblico del paese, si stanno stanziando dei fondi per rilanciare le attività economiche a rischio occupazionale, cosa che un paese con una simile crisi alla base non potrebbe di certo permettersi.
La Banca Centrale Europea, nella persona del suo presidente Jean-Claude Trichet, esprime tuttavia un cauto ottimismo sulla capacità della Grecia di ripristinare una situazione di equilibrio nei propri conti pubblici.
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