Goldman Sachs spinge l’euro sui massimi da 9 mesi

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Chi se l’aspettava questa accelerazione dell’euro? Sicuramente in pochi, considerando che se si vanno a prendere i report delle principali società di investimento, solo qualche settimana fa, la view sulle valute era per un dollaro previsto in rafforzamento, soprattutto sull’euro.

Il colpo di teatro è di Goldman Sachs, la banca d’affari americana secondo tanti artefice del bello e cattivo tempo dei mercati, che ha annunciato di vedere il pair a 1,37, provocando la rapida accelerazione della moneta unica.

Il cambio ha superato quota 1,335 portandosi cosi sui massimi dall’aprile scorso. Superate resistenze importanti, ed ora ci avviamo in una settimana molto delicata dove ci sono numerose aste pubbliche in Europa, che potrebbe imprimere nuova fiducia verso il vecchio continente che continua a registrare spread in discesa.

L’euro è galvanizzato anche dalle parole espresse da Mario Draghi nell’ultimo vertice Bce, nel quale ha sottolineato che il peggio è alle spalle e nell’anno in corso si registrerà un’inversione di tendenza con l’economia Ue che tornerà a crescere.

L’euro forte favorisce gli Stati Uniti la cui economia continua a dare segnali forti di miglioramento, con la ripresa del mercato immobiliare e del mercato del lavoro, ma nell’ultimo vertice Fomc si è parlato di interruzione del quantitative easing prima del termine previsto. Si è ipotizzato il 2014 ma non sono in pochi a ritenere che a sorpresa già a fine 2013 potrebbe esser annunciato l’inizio dell’exit strategy.

Il continuo allentamento monetario ha consentito all’economia a stelle e strisce di crescere rapidamente in questi anni, ma è anche vero che il debito non ha avuto freni tanto da render necessario interventi di innalzamento del debito.

Barack Obama pare intenzionato a non ordinare al presidente della Federal Reserve Ben Bernanke l’interruzione dei programmi di acquisto bond, ma di certo un dollaro debole potrebbe favorire l’accelerazione dell’economia americana e convincere il board della banca centrala americana di interrompere il QE.

Ma con un euro troppo forte l’Eurozona perderebbe di competitività e questo potrebbe spingere il presidente Mario Draghi a tagliare ulteriormente i tassi di un ulteriore 0,25%.

Il governo giapponese ad esempio ha ormai ordinato alla Boj di svalutare lo yen per favorire la ripresa delle aziende giapponesi.

Strategia simile per la Svizzera, che sta facendo incetta di altre valute per evitare un eccessivo rafforzamento della valuta rifugio per antonomasia.

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