Non comprate una casa in questo momento!

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Per chi pensasse che il “mattone” è ancora l’investimento più sicuro, l’ABI (Associazione Bancaria Italiana) ha dichiarato che non è mai stato così costoso acquistare una casa come in questo periodo.
Infatti a maggio il tasso di interesse è passato da 5,66% (di aprile) al 5,75%, superando il record degli ultimi 5 anni.


Ma come? E’ sempre più difficile pagare un mutuo e il tasso di interesse sale ancora?
A sentire gli esperti della finanza, il motivo è da ricercare nel cambio in massa che gli italiani han fatto passando dal rovinoso tasso variabile al tasso fisso. In effetti questa sistema ha rovinato 2 volte chi con tanta fatica ha deciso di accendere un mutuo per la prima casa: all’inizio gli istituti di credito hanno consigliato un tasso variabile (sapendo che i tassi sarebbero saliti alle stelle) e poi, come magra consolazione, si è data la possibilità (fregatura) di mantenere costantemente alta la rata mensile.
L’aumento del tasso è dovuto anche alla Banca Centrale Europea che a sua volta ha aumentato il costo del denaro dello 0,25%: ora siamo al 4,25%. E pensare che nel 2001 era stato abbassato.

Ora l’unica cosa che dovete fare è NON COMPRARE UNA CASA!
In USA le banche falliscono e le case hanno raggiunto prezzi ridicoli. Molti se ne liberano. Cercano di venderla a prezzo stracciato e cambiare stato.
Nel resto d’Europa il crollo del valore immobiliare è già incominciato; qui arriverà tra pochissimo.
Per comprare casa bisogna aspettare che il prezzo crolli anche qui e occhio! Controllate le banche! Che se falliscono vi bloccano il conto corrente per chi sa quanto tempo.

Ascoltate questo video su YouTube che riguarda il signoraggio e capirete quanto è facile mandare allo sfascio un paese con pochissima fatica.

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Borsa valori di Tokyo

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borsa valori tokyo Seconda soltanto a New York per capitalizzazione e numero di società quotate, la borsa di Tokyo ricopre un ruolo importantissimo tra le borse mondiali, con quasi 2300 società quotate e oltre 5000 miliardi di dollari di capitalizzazione.

Come accade in altre borse mondiali, come Wall Street a New York o Piazza Affari a Milano, anche la borsa di Tokyo viene chiamata con il nome del luogo in cui è ubicata, in questo caso il quartiere di Kabutocho.

Nei suoi 130 anni di storia (fu istituita nel 1878), la borsa valori di Tokyo ha vissuto diversi rinnovamenti: uno dei più significativi è stato quello del 1999, quando il mercato “alle grida” è stato chiuso e sostituito interamente con le transazioni elettroniche.

L’indice della borsa valori di Tokyo è il Nikkei 225, cioè il paniere dei 225 titoli principali (le società con la maggiore capitalizzazione), che viene stabilito di anno in anno.
L’indice Nikkei 225 fu calcolato per la prima volta il 7 settembre del 1950, e raggiunse il suo picco massimo il 29 dicembre del 1989, quando toccò i 38.957,44 punti. Per avere un’idea di quanto fu straordinario quel picco, basti pensare che dal 2000 non si è mai andati oltre i 18.300 punti.

Visto l’ampio numero di società che contribuiscono a calcolare l’indice, il Nikkei 225 è composto da una gran varietà di società operanti in diversi settori, da quello automobilistico (molto presente) alla distribuzione alimentare, da quello tessile agli strumenti di precisione, ma anche società farmaceutiche, chimiche, di elettronica, banche, ecc.

Con i listini ai minimi degli ultimi 20 anni, la borsa di Tokio rappresenta attualmente, secondo l’opinione di molti operatori del mercato, un’ottima opportunità di guadagno poiché il trend suggerisce una ripresa futura di questo mercato, anche in vista della futura alleanza strategica con la borsa di Singapore che permetterà di ampliare il controllo sul mercato asiatico.

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Borsa valori di New York

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borsa new york La Borsa valori di New York, abbreviata con la sigla NYSE (New York Stock Exchange) è la principale borsa valori al mondo per valore di capitalizzazione, sebbene per numero di azioni sia stata superata nel corso degli anni ‘90 da parte del NASDAQ.

Le contrattazioni hanno luogo al mitico numero 11 di Wall Street, motivo per cui spesso quando si parla della borsa valori di New York, si cita per brevità Wall Street.

Nella sua storia ultracentenaria, la borsa valori di New York è stata protagonista di momenti storici molti importanti, tra cui il celebre martedì nero: con quest’espressione si fa riferimento al crollo della borsa valori avvenuto il 29 ottobre 1929, data che segna l’inizio della grande depressione. Per avere un’idea della portata di questa crisi finanziaria, basti pensare che l’indice Dow Jones non tornò ai livelli precedenti il 1929 fino alla fine del 1954, ben 25 anni dopo! Di dimensioni meno drammatiche, ma pur sempre di importante rilievo per l’economia mondiale, è stato il crollo dell’indice Dow Jones in quella che è ricordata come la domenica nera: il 19 ottobre del 1987 l’indice scese di ben 508 punti, perdendo in una sola seduta circa il 22,6%.

L’indice Dow Jones (il cui nome completo è Dow Jones Indrustrial Average) è il più significativo della borsa valori di New York, e deve il proprio nome al giornalista statunitense Charles Henry Dow, fondatore del Wall Street Journal. Di fatto la prima pubblicazione dell’indice risale al 1896, proprio sulle colonne del Wall Street Journal.

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Borsa valori di Milano

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borsa valori milano Comunemente chiamata “Piazza Affari”, la Borsa Italiana è una società che gestisce il mercato finanziario italiano, che ha sede appunto nel Palazzo “Mezzanotte” in Piazza degli Affari a Milano. Per questo la borsa valori di Milano, o Piazza Affari, è diventata sinonimo di Borsa Italiana.


La Borsa Italiana in realtà si occupa di regolamentare e gestire i mercati, promuovendone lo sviluppo e la competitività con la massima trasparenza. Sono invece la Consob e la Banca d’Italia i due soggetti che esercitano la funzione di vigilanza sugli scambi effettuati.

13° al mondo per capitalizzazione totale, la Borsa valori di Milano gestisce un sistema di contrattazioni diviso in diversi mercati, azionari (MTA), obbligazionari (MOT) e di altri tipi di strumenti finanziari (Expandi, IDEM, SEDEX, ETF Plus).

Tra i vari indici che regolano i diversi mercati, il più importante indice azionario è senza dubbio l’S&P MIB, che racchiude le azioni delle 40 principali società italiane ed estere che operano nella borsa valori di Milano.

L’S&P MIB ha sostituito nel giugno del 2004 un altro celebre indice del passato, il MIB 30, che come si può intuire dal nome, fungeva da paniere dei 30 titoli principali. Da solo l’S&P MIB rappresenta circa l’80% della capitalizzazione del mercato azionario italiano.

Tra le aziende che compongono il paniere S&P MIB non tutte hanno lo stesso peso sul calcolo dell’indice. Tra queste spiccano Assicurazioni Generali, ENI, Intesa Sanpaolo e Unicredit, che da sole sommano oltre il 50% del peso percentuale dell’indice.
La revisione dell’indice e della sua composizione è effettuato in determinati periodi dell’anno, anche se sono ammessi ribilanciamenti straordinari nei caso in cui determinate operazioni sul capitale, fusioni o scorporazioni di azienda, potrebbero variare sensibilmente i valori che determinano l’indice (capitalizzazione del flottante e liquidità).

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